Perché non è mai troppo presto per la logopedia

Lo sviluppo del linguaggio del bambino inizia ancora prima della nascita, nella pancia della mamma, quando il piccolo inizia a riconoscere la voce materna e a familiarizzare con suoni e parole.
Se teniamo conto del fatto che il linguaggio si sviluppa già in una fase precoce della vita, possiamo intuire il motivo per cui non è mai “troppo presto” per la logopedia. Durante i primi anni di vita il bambino è nel suo periodo di maggior plasticità cerebrale, per questo, in caso di campanelli d’allarme, è fondamentale un intervento tempestivo.
Sicuramente il momento in cui un bambino pronuncia le sue prime parole è una tappa importante ed emozionante per i genitori. Questa fase, però, spesso porta con sé una serie di preoccupazioni. “Quando inizierà a parlare mio figlio? Il figlio della mia amica parla molto di più! Devo preoccuparmi?”

Non è necessario PREOCCUPARSI, ma sicuramente occorre INFORMARSI e ATTIVARSI.

Conoscere le tappe di sviluppo del linguaggio permette di sapere cosa aspettarsi dal proprio figlio e in quale momento, di evitare confronti poco utili e consente di non alimentare ansie che non corrispondono alla realtà. È fondamentale, però, tenere conto del fatto che lo sviluppo del linguaggio, e in generale la crescita di un bambino, non avvengono nello stesso modo e con le stesse tempistiche per tutti. Per questo motivo il confronto con altri bambini, ognuno con un contesto quotidiano e peculiarità personali differenti, non porta a nulla di costruttivo.

Quali sono quindi le tappe fondamentali dello sviluppo linguistico, utili per individuare eventuali ritardi o difficoltà?

0 mesi
Il neonato produce suoni vegetativi (tosse, pianto etc.). 3-4 mesi
Il bimbo risponde all’adulto con il sorriso sociale e con suoni vocalici. 6-8 mesi
Inizia la fase della lallazione canonica.

8-10 mesi

La lallazione diventa variata. Il bambino inizia ad indicare in modo intenzionale per mostrare o richiedere. Compaiono anche le prime routines gestuali (fare ciao, mandare un bacio etc.). Inizia a comprendere singole parole.
12-13 mesi
Il bimbo inizia a produrre i primi gesti referenziali e le prime parole (con intenzione e significato) e comprende frasi/ordini semplici.
13-18 mesi
Il piccolo inizia a produrre parole-frase (frasi composte da una parola).
18-24 mesi
Esplosione del vocabolario (50-200 parole).
2 anni
Compaiono le prime frasi composte dalla combinazione di due parole.
3 anni
Esplosione della grammatica, il linguaggio è molto simile a quello adulto.
4 anni
Il linguaggio dovrebbe essere uguale a quello dell’adulto.

Vediamo quali sono i segni che possono farci sospettare un ritardo del linguaggio e a cosa bisogna prestare attenzione. Quali sono i campanelli d’allarme per cui è necessario rivolgersi a un logopedista?

  • A 6 mesi non produce alcun suono con la bocca, non c’è contatto oculare con chi gli sta davanti e non sorride alle voci dell’adulto.
  • Assenza di lallazione a 10 mesi.
  • Tra i 12 e i 14 mesi il bambino non risponde quando lo si chiama, non partecipa in alcun modo agli scambi comunicativi e ai tentativi di gioco con l’adulto, non utilizza gesti, non indica.
  • A 18 mesi produce meno di 20 parole e non comprende richieste semplici (es dov’è la mamma, prendi la palla) e si mostra spaesato
  • A 24 mesi produce meno di 50 parole, non fa richieste, non commenta, non ricorre al gioco simbolico
  • A 30 mesi assenza di capacità combinatoria (non associa 2 parole ad es. “mamma pipì”)
  • A 3 anni il linguaggio è ancora poco comprensibile, non struttura frasi o non inizia a comprendere istruzioni più complesse
  • A 4 anni non fa domande o non le capisce, pronuncia ancora molto male le parole, non fa discorsi né semplici né complessi.
  • A 5 anni non ha ancora una completa padronanza del linguaggio, pronuncia male alcuni suoni, ha un vocabolario e una sintassi molto poveri.

I parlatori tardivi sono bambini in ritardo con lo sviluppo del linguaggio rispetto ai coetanei. La maggior parte di essi evolve in LATE BLOOMERS (70% dei Parlatori Tardivi) ovvero recuperano spontaneamente entro i 3 anni. Il restante 30%, se dopo i tre anni lo sviluppo linguistico è ancora in ritardo, va verso un disturbo primario di linguaggio.
Il disturbo primario di linguaggio è un disturbo vero e proprio e in quanto tale necessita di un percorso più specifico che se non viene fatto nelle giuste modalità e tempistiche rischia di comportare ripercussioni sugli apprendimenti e non solo.
Per questo motivo aspettare non è sempre la scelta migliore. In caso di dubbi rivolgiti sempre a un logopedista che saprà dirti se è necessario intervenire o aspettare e monitorare la situazione oppure ti indirizzerà verso altri specialisti.

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Dottoressa Martina Cavazzuti

Logopedista

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Vamtam

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